Tapa Tomo I "Infierno" Ilustración: Filippo Giunti, 1506 Ilustración: Oscar Capristo
 
CANTO V   CANTO V
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CERCHIO SECONDO: LUSSURIOSI.
L' entrata del Cerchio e il Giudici Minosse - Peccatori carnali famosi - Francesca da Rimini e Paolo Malatesta.
[I Lussuriosi sono travolti di continuo e in tutti i sensi da una bufera violentissima.]
  SEGUNDO CIRCULO: LUJURIOSOS.
La entrada al Círculo y el Juez Minos. Famosos pecadores de la carne. Francisca de Rimini y Pablo Malatesta. (Los lujuriosos son arrollados de continuo por una tormenta violentísima.)
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Così discesi del cerchio primaio
giù nel secondo, che men luogo cinghia,
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe nell' entrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia.

Dico che quando l'anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor delle peccata

vede qual luogo d'inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte:
vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
dicono e odono, e poi son giù volte.

«O tu che vieni al doloroso ospizio,»
disse Minòs a me quando mi vide,
lasciando l'atto di cotanto offizio,

«guarda com'entri e di cui tu ti fide:
non t' inganni l'ampiezza dell'entrare! ...»
E '1 duca mio a lui: « Perchè pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.»

Ora incomincian le dolenti note
a farmisi sentire; or son venuto
là dove molto pianto mi percuote.

Io venni in luogo d'ogni luce muto,
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina:
voltando e percotendo li molesta.

Quando giungon davanti alla ruina,
quivi le strida, il compianto, il lamento;
bestemmian quivi la virtù divina.

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.

E come li stornei ne portan l'ali
nel freddo tempo a schiera larga e piena,
così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù, di su Il mena;
nulla speranza lì conforta mai,
non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,
faccendo in aere di sè lunga riga,
così vidi venir, traendo guai,

ombre portate dalla detta briga:
per ch' i' dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che l'aura nera sì gastiga?»

«La prima di color di cui novelle
tu vuo' saper» mi disse quelli allotta,
«fu imperadrice di molte favelle.

A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fè licito in sua legge
per tòrre il biasmo in che era condotta.

Ell' è Semiramìs, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che 'l Soldan corregge.

L'altra è colei che s'ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussurïosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi il grande Achille,
che con amore al fine combattèo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi, e nominommi, a dito
ch'amor di nostra vita dipartille.

Poscia ch' io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e'cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri».

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li priega
per quello amor che i mena, ed ei verranno».

SI tosto come il vento a noi li piega,
mossi la voce: «O anime affannate,
venite a noi parlar, s'altri nol niega!»

Quali colombe, dal disio chiamate,
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere dal-voler portate;

cotali uscir della schiera ov' è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.

«O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re dell'universo,
noi pregheremmo lui della tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a vui,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense.»
Queste parole da lor ci fur porte.

Quand' io intesi quell'anime offense,
china'il viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?»

Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!»

Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: «Francesca, i tuoi martiri
a lacrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?»

E quella a me: «Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
nella miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».

Mentre che l'uno spirto questo disse
l'altro piangea, sì che di pietade
io venni men così com' io morisse;
e caddi come corpo morto cade.
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Descendí entonces del primer círculo
al segundo que menos sitio ciñe,
y sí mayor dolor que al ay conduce.

Horriblemente Minos ahí aullaba
las culpas en la entrada registrando;
juzga y ordena como en él se aprieta.

Digo que cuando el alma indigna
a él lo encuentra en todo se confiesa;
y ese conocedor de los pecados

destino infernal de ella escoge:
en su cola se envuelve tantas veces
como grado él desea que descienda.

Muchas están siempre en su presencia
de a una al juicio encaminadas;
ahí hablan y oyen, y después descienden.

"Oh tú que vienes al lugar doliente",
me dijo Minos cuando pudo verme,
postergada la tarea que cumplía,

"advierte cómo entras, y en quién fías:
¡no te engañe la amplitud del ingreso!"
Mas a él dijo mi guía; "¿Por qué gritas?

No impidas tú su inexorable marcha:
se quiso allá donde el deseo
fuerza es, y demás son las palabras.

Y se oyen ahora notas dolorosas,
porque he llegado ya a ese sitio
en que llanto copioso me conmueve.

Llegué a un lugar huérfano de luces,
que rugía cual mar embravecido
cuando sufre azote de los vientos.

Tormenta infernal que no descansa
a las almas arrastra con su asalto,
y con giros y golpes las acosa.

Pero si en esa destrucción se encuentran,
allí aúllan, se quejan y lamentan;
de virtud divina ellas blasfeman.

Y pude comprender que ese tormento
se da a los que pecan en la carne,
si es que el deseo a la razón prefieren.

Tal como a estorninos, que en el frío
vuelan en fila larga y apretada,
soplo a los espíritus enfermos

aquí, allá, alto y abajo lleva;
y jamás la esperanza los consuela
si no con reposo, con menor pena.

Y tal cantan las grullas su lamento
dibujando en aire larga línea,
así vi yo venir con sus quejidos

de su afán a las sombras arrastradas:
y le dije: "Maestro, ¿quiénes son
los que negro soplo así castiga?"

"La primera, de la que tú noticias
conocer quieres", me dijo entonces,
"emperatriz fue de muchos pueblos.

Fueron tantos sus vicios de lujuria
que al placer nominó como legítimo
para huir del reproche merecido.

Y Semiramis es, de quien se sabe
que si esposa a Nino heredó;
del Sultán es la tierra que fue suya.

Al suicidio por amor llegó la otra,
infiel a las cenizas de Siqueo;
y más allá Cleopatra lujuriosa.

A Helena mira, por quien tan aciago
tiempo fue gastado, y al gran Aquiles,
que al fin el amor llevó al combate.

Y a Paris y a Tristán"; y así más de
mil sombras señalóme con el dedo,
las que Amor partir hizo de la vida.

Y después de escuchar a mi maestro
nombrar damas antiguas y señores,
por dolor mi ánimo perdí.

Luego comencé: "Poeta, con gusto
hablar quisiera con los dos que unidos
tan leves se acompañan en el viento".

Y él a mí: "Intentarás cuando cerca
de nosotros sean, y cuando ruegues
han de venir por el amor que alientan".

Cuando el viento a nosotros los acerca,
di en decir: "Oh almas pesarosas,
hablemos pues, si es que otro no lo impide".

Cual palomas movidas por deseo,
alas altas y fieles a su nido,
cruzan el aire por voluntad traídas;

y del grupo que con Dido estaba,
por el aire nocivo acercadas,
surgió fuerte el afectuoso grito.

"Oh ser agradable y bondadoso,
que de visita vas en aire fosco,
nos, que sangriento el mundo hicimos,

si amigo nos fuera el rey del mundo,
que la paz te diese rogaríamos,
pues pío eres a nuestro dolor.

Y de lo que oír y conversar os place
ha de ser lo que oiremos y hablaremos,
mientras como se ve el viento calma.

Está la tierra donde yo nací
en la orilla a la que el Po desciende,
con sus afluentes de la paz ansioso.

Amor que ágil el noble corazón
inunda, presa lo hizo de gentil
que me hurtaron: aún hiéreme el modo.

Amor, que al amado a amar obliga,
me ató a ese placer con tanta fuerza,
que según tú ves aún no me libero.

Y así por amor fuimos a la muerte:
la Caína espera a quien lo hizo".
Son estas las palabras que dijeron.

Al oír a aquellas almas aquejadas,
bajé la faz y baja la mantuve
hasta que el poeta: "¿Qué piensas?" dijo.

Fue esta mi respuesta: "¡Oh miseria,
cuánto dulce pensar, cuánto deseo
la causa fue del doloroso paso!"

Me volví en tanto para hablarles;
y así dije: "Francisca, tus martirios,
triste y con piedad lagrimear me hacen.

Mas di: cuando el dulce suspirar,
¿en qué y cómo permitió amor
que el incierto deseo conociérais?"

Y ella a mí: "Y no hay dolor más grande
que de los felices días el recuerdo
si hay pena; bien lo sabe tu maestro.

Pero si conocer el nacimiento
de nuestro amor tanto te interesa,
ya, presa del llanto, he de decirlo:

Pues que por placer leíamos cómo
fue del amor esclavo Lanzarote:
sin recelo en soledad estábamos.

Más de una vez los ojos la lectura
suspendieron, demudado el rostro;
mas hecho hubo que logró vencernos.

Al leer que la sonrisa ansiada
el beso recibió de aquel amante,
él, que nunca de mí apartado sea,

temblando en la boca me besó.
Galeoto y el autor el libro fue:
y ya nunca la lectura proseguimos".

Y si una de las almas lo decía,
otra lloraba; así que piedad
hizo que yo la muerte ya sintiera,
y caí como el cuerpo muerto cae.
 
  CANTO V - Notas
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v4: ... Minos ...: Mítico rey de Creta, a quien, junto con su hermano Radamante, al que había desplazado, se le asignaba la función de juzgar a las almas que descendían al Hades. Posteriormente se agregó otro hijo de Zeus (Minos y Radamante también lo eran), llamado Eaco.
v38: En este verso se define claramente que este canto será el de los lujuriosos.

v58: ... Semiramis ...: "la que proviene de las palomas" según lo que se afirma con respecto al significado de su nombre en la lengua asiria de la época. Reinó en Babilonia en el siglo XIV A.C. Casi todo lo que de ella sabemos está en la Biblioteca Histórica de Diodoro Siculo, muy discutida. Se le atribuyen los jardines colgantes de Babilonia, aunque la opinión no es unánime.
v61: ... la otra ...: Dido: hermana de Pigmalión, rey de Tiro, casada con Siqueo, inmensamente rico. Para apoderarse de esa fortuna Pigmalión manda matar a su cuñado. Dido, advertida, huye con las riquezas. Pasa por Chipre y en el norte de Africa funda Cartago, a la que llega Eneas, que abandonaba Troya destruida. Dido se enamora de Eneas, quien la abandona para completar la misión dictada por los dioses: la fundación de Roma. Dido se suicida: Eneida Libro IV - vs. 660-64.
v63: ... Cleopatra ...: Reina de Egipto: 69 A.C. Agosto del 30 A.C. Enamoró a Julio César, con quien tuvo un hijo. Muerto J. César sedujo a Marco Antonio que se enamoró perdidamente de ella. Las tropas romanas de Octavio derrotaron a Antonio en la batalla naval de Accio. Antonio se atravesó con su espada en Alejandría; poco después Cleopatra se hizo picar por un áspid, que le provocó la muerte.
v64: ... Helena ...: Raptada por Paris, hijo de Príamo, rey de Troya. Era esposa de Menelao, rey de Esparta. La venganza de la ofensa fue causa de la guerra de Troya cantada por Homero en la Ilíada.
v65-66: ... Aquiles ...: Aquiles se había retirado de la lucha por la disputa con Agamenón. Pero la muerte de Patroclo, a quien amaba, lo enardece, y vuelve a combatir. Scartazzini vincula este verso al amor de Aquiles por Polixena, hermana de Héctor. Pero parece poco articulable el episodio de Polixena con la estructura de estos versos.
v67: ... Paris ...: Ver nota v64; ... Tristán ...: Caballero del ciclo del rey Arturo (¿tomado de la historia del reino de Bretaña, Goffredo de Montmouth 1135?) se enamoró de Isolda, esposa de su tío. Entre otros muchos, se ocupa de ese amor Ricardo Wagner, en Tristán e Isolda.
v74: ... Los dos que unidos ...: Francesca da Rimini y Paolo Malatesta. Francesca era hija del señor de Ravena, Guido da Polenta. Paolo Malatesta era hermano de Gianciotto Malatesta señor de Rimini; con Gianciotto Francesca da Rimini fue casada a fines del siglo XIII, es decir, que los hechos de Ravena son contemporáneos a Dante. Gianciotto era deforme: se dice que jorobado y renco; contrariamente, Paolo era hermoso gentilhombre.
v81: ... otro ...: Dios.
v97: Habla Francesca da Rimini. Se refiere a su nacimiento en Ravena.
v100: Comparar el original de este verso con el verso inicial de Guido Guinizelli: Al cor gentil ripara sempre amore. (Guido Guinizelli, c.1230-1276, boloñes; creador del "dolce stil novo", como lo llama Dante en el Purgatorio XXIV v57; poeta admirado por Dante).
v101: Gentil: Paolo Malatesta.
v102: Francesca hace referencia a las circunstancias de su muerte y la de Paolo: sorprendidos por Gianciotto Malatesta, mató a los dos amantes; ... el modo ...: violento, sin confesión, y conduciendo a las dos almas a la condena.
v107: ... Caína ...: una de las partes del Cocito (Cfr. Infierno XXXII) al que son enviados los que traicionan a sus parientes; a él, dice Francesca, irá Gianciotto Malatesta.
v123: ... tu maestro ...: Virgilio.
v128: ... Lanzarote ...: otro personaje del ciclo del rey Arturo. Lanzarote se había enamorado de la reina Ginevra, esposa del rey Arturo.
v134: Lanzarote besa a Ginevra.
v137: ... Galeoto ...: Galehault en la versión francesa; Galehad en la inglesa (Sir Thomas Malory: La muerte del rey Arturo Vol. III Libro XVII). Dante seguramente tomó referencia de la versión francesa (la de Malory es de 1485). Galeoto animó al caballero Lanzarote para que besara a la reina Ginevra.