Tapa Tomo III "Paraíso" Ilustración: Matteo
di Codeca da Parma, 1493
Ilustración: Oscar Capristo
 
CANTO XXIX   CANTO XXIX
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CIELO NONO O PRIMO MOBILE: DIO E GLI ANGELI.
Istante di silenzio - Creazione degli angeli - Angeli ribelli e angeli fedeli - Facoltà angeliche - Digressione contro chi in scuole o chiese insegna dottrine false o frivolezze - Nel numero e nella varietà degli angeli si rispecchia la grandezza di Dio.
  CIELO NOVENO O PRIMER MOVIL: DIOS Y LOS ANGELES.
Instante de silencio - Creación de los ángeles - Ángeles rebeldes y ángeles fieles - Potestad angélica - Digresión contra los que en escuelas e iglesias enseñan doctrinas falsas y frivolidades - En el número y la variedad de los ángeles se refleja la grandeza de Dios.
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Quando ambedue li figli di Latona,
coperti del Montone e della Libra,
fanno dell'orizzonte insieme zona,

quant'è dal punto che 'l cenìt i 'nlibra
infin che l'uno e l'altro da quel cinto,
cambiando l'emisperio, si dilibra,

tanto, col volto di riso dipinto,
si tacque Beatrice, riguardando
fisso nel punto che me avea vinto.

Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,
quel che tu vuoli udir, perch' io l' ho visto
là' ve s'appunta ogni ubi e ogni quando.

Non per avere a sè di bene acquisto,
ch'esser non può, ma perchè suo splendore
potesse, risplendendo, dir 'Subsisto',

in sua etternità di tempo fore,
fuor d'ogni altro comprender, come i piacque,
s'aperse in nuovi amor l'etterno amore.

Nè prima quasi torpente si giacque;
chè nè prima nè poscia procedette
lo discorrer di Dio sovra quest'acque.

Forma e matera, congiunte e purette,
usciro ad esser che non avìa fallo,
come d'arco tricordo tre saette.

E come in vetro, in ambra od in cristallo
raggio resplende sì, che dal venire
all'esser tutto non è intervallo,

così 'l triforme effetto del suo sire
nell'esser suo raggiò insieme tutto
sanza distinzïone in essordire.

Concreato fu ordine e costrutto
alle sustanze; e quelle furon cima
nel mondo in che puro atto fu produtto;

pura potenza tenne la parte ima;
nel mezzo strinse potenza con atto
tal vime, che già mai non si divima.

Ieronimo vi scrisse lungo tratto
di secoli delli angeli creati
anzi che l'altro mondo fosse fatto;

ma questo vero è scritto in molti lati
dalli scrittor dello Spirito Santo;
e tu te n'avvedrai, se bene agguati;

e anche la ragione il vede alquanto,
che non concederebbe che i motori
sanza sua perfezion fosser cotanto.

Or sai tu dove e quando questi amori
furon creati e come; sì che spenti
nel tuo disïo già son tre ardori.

Nè giugnerìesi, numerando, al venti
sì tosto, come delli angeli parte
turbò il suggetto de' vostri elementi.

L'altra rimase, e cominciò quest'arte
che tu discerni, con tanto diletto,
che mai da circuir non si diparte.

Principio del cader fu il maladetto
superbir di colui che tu vedesti
da tutti i pesi del mondo costretto.

Quelli che vedi qui furon modesti
a riconoscer sè dalla bontate
che li avea fatti a tanto intender presti;

per che le viste lor furo essaltate
con grazia illuminante e con lor merto,
sì c'hanno ferma e piena volontate.

E non voglio che dubbi, ma sie certo
che ricever la grazia è meritorio
secondo che l'affetto l'è aperto.

Omai dintorno a questo consistorio
puoi contemplare assai, se le parole
mie son ricolte, sanz'altro aiutorio.

Ma perchè in terra per le vostre scole
si legge che l'angelica natura
è tal, che 'ntende e si ricorda e vole,

ancor dirò, perchè tu veggi pura
la verità che là giù si confonde,
equivocando in sì fatta lettura.

Queste sustanze, poi che fur gioconde
della faccia di Dio, non volser viso
da essa, da cui nulla si nasconde:

però non hanno vedere interciso
da novo obietto, e però non bisogna
rememorar per concetto diviso;

sì che là giù, non dormendo, si sogna,
credendo e non credendo dicer vero;
ma nell' uno è più colpa e più vergogna.

Voi non andate giù per un sentero
filosofando; tanto vi trasporta
l'amor dell'apparenza e 'l suo pensero!

E ancor questo qua su si comporta
con men disdegno che quando è posposta
la divina scrittura, o quando è torta.

Non vi si pensa quanto sangue costa
seminarla nel mondo, e quanto piace
chi umilmente con essa s'accosta.

Per apparer ciascun s'ingegna e face
sue invenzioni; e quelle son trascorse
da' predicanti e'l Vangelio si tace.

Un dice che la luna si ritorse
nella passion di Cristo e s' interpose,
per che 'l lume del sol giù non si porse;

e mente, chè la luce si nascose
da sè; però all' Ispani e all' Indi,
come a' Giudei, tale eclissi rispose.

Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
quante sì fatte favole per anno
in pergamo si gridan quinci e quindi;

sì che le pecorelle, che non sanno,
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lo danno.

Non disse Cristo al suo primo convento:
'Andate, e predicate al mondo ciance';
ma diede lor verace fondamento.

E quel tanto sonò nelle sue guance,
sì ch'a pugnar per accender la fede
dell' Evangelio fero scudo e lance.

Ora si va con motti e con iscede
a predicare, e pur che ben si rida,
gonfia il cappuccio, e più non si richiede.

Ma tale uccel nel becchetto s'annida,
che se 'l vulgo il vedesse, vederebbe
la perdonanza di ch'el si confida;

per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
che, sanza prova d'alcun testimonio,
ad ogni promission si correrebbe.

Di questo ingrassa il porco sant'Antonio,
e altri assai che sono ancor più porci,
pagando di moneta sanza conio.

Ma perchè siam digressi assai, ritorci
li occhi oramai verso la dritta strada,
sì che la via col tempo si raccorci.

Questa natura sì oltre s' ingrada
in numero, che mai non fu loquela
nè concetto mortal che tanto vada;

e se tu guardi quel che si revela
per Danïel, vedrai che 'n sue migliaia
determinato numero si cela.

La prima luce, che tutta la raia,
per tanti modi in essa si recepe,
quanti son li splendori a ch' i' s'appaia.

Onde, però che all'atto che concepe
segue l'affetto, d'amar la dolcezza
diversamente in essa ferve e tepe.

Vedi l'eccelso omai e la larghezza
dell'etterno valor, poscia che tanti
speculi fatti s' ha in che si spezza,
uno manendo in sè come davanti.»
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Y cuando los dos hijos de Latona,
por el Carnero y Libra cubiertos
juntos en el horizonte se muestran,

y el tiempo se da en que el zenith
los iguala, y ya los dos, cambiando
de hemisferio, consiguen liberarse,

mientras, y con sonrisa en su rostro,
enmudeció Beatriz, observando
con fijeza el punto que me atrajo.

Y ella después: "Digo, y no pregunto,
lo que tú quieres oír, puesto que en sede
lo he visto de todo lugar y tiempo.

Y no por haber bienes adquirido,
que ser no puede, mas para lograr
que su esplendor decir pueda: 'Subsisto',

en su eternidad que al tiempo excede,
fuera de todo comprender, tal quiso
amor eterno dar nuevos amores.

Pero ni antes inerte Él estuvo,
ya que el antes y el después corresponden
al discurrir de Dios sobre las aguas.

Forma y materia juntas y puras
a ser sin fallas accedieron, tal
del arco de tres cuerdas tres saetas.

Como en vidrio, ámbar o cristal,
el rayo refulge, sin que pase
que entre llegar y partir intervalo

haya, triple efecto del Señor
de su ser irradió unificado,
sin que al brotar pudiese separarse.

A las substancias orden se les dio,
y lo eminente fueron en el mundo,
en que expresión el acto puro tuvo;

lugar más bajo a potencia pura
reservó; en medio, potencia y acto
ató con vínculo inseparable.

Dijo Jerónimo en sus escritos,
que los ángeles, en los siglos previos
al otro mundo, ya prevalecieron;

pero la verdad, en muchos lugares,
el glosador del Espíritu Santo
la escribió; lo verás si bien atiendes;

pero también el razonar lo alcanza,
pues no podría ser que esos motores
sin dicha perfección tanto cumplieran.

Sabes dónde y cuándo fueron estos
amores creados, y el cómo aun;
saciadas están pues tres inquietudes.

Enumerando presto hasta veinte,
no se alcanzaría a cómo parte
de los ángeles a vuestras nociones

turbó. Quedó la otra, y el lugar tuvo
la obra que ves, que con tanto placer
de su circundar ya nunca se aparta.

Y motivo de la caída fue
el maldito orgullo del que viste,
por peso todo del mundo, hollado.

Pues los que aquí ves, respetuosos fueron
al reconocer la bondad que idóneos
los hizo de tan alta comprensión,

para lo que su percepción les fue
realzada con gracia iluminante,
y mérito de su firme e íntegra

voluntad. Pero no dudes, mas tenlo
por cierto que acoger la gracia mérito
tiene, si existe la disposición.

Y ahora, en esta congregación, puedes
sin ayuda mucho observar, si es
que simples mis palabras se recogen.

Pero porque en vuestros lugares,
en escuelas, se afirma que la angélica
natura juzga, membra y desea,

he de decir, para que la desnuda
verdad veas, que allá confusión se hace,
errando en lo que apreciar se debe.

Mas estas substancias, que por la faz
de Dios subyugadas, de ella no apartan
la mirada, pues a él nada escapa;

por nuevos objetos no es su visión
interceptada, y no necesitan
rememorar conceptos fragmentados;

y así es que allá sin dormir se sueña,
creyendo o no que verdad se dice,
sí con más culpa en uno que en lo otro.

El sendero de la filosofía
vosotros no frecuentáis; ¡tanto os
seducen apariencia y argumento!

A esto aquí arriba se lo trata
con menos desestima que al desprecio
o falsificación de la Escritura.

No se piensa en cuánta sangre cuesta
en el mundo volcarla, ni en el gozo
que otorga a quien humilde la acepta.

A brillar se dedica cada uno,
y hace; de predicación sus ideas
viste, pero calla el Evangelio.

Dicen unos que en la pasión de Cristo
retrocedió la luna, interpuesta
para que el sol abajo no llegara;

y otros que se escondió la luz sin más,
naturalmente, y que en Españoles,
Indios y Judíos, lo mismo fue.

Tanto Lapi y Bindi en Florencia
no hay, como las fábulas que anualmente
en púlpitos se gritan por doquier;

y así pues las ovejas, ignorantes
del alimento, que es viento, regresan,
y no es excusa que el daño no adviertan.

No dijo Cristo al primer convento:
'Id pues y necedades predicad',
sino les dio de la verdad la esencia.

Y ésa tal fuerza a su decir dio,
que en la lucha por encender la fe
fue lanza y escudo el Evangelio.

Hoy con banalidades y agudezas
se predica; con tal que se ría,
se hincha la cogulla: más no se pide.

Mas es tal el pájaro que en el vértice
de la capucha vive, que si el vulgo
lo viese sí del perdón dudaría;

tanto la sandez en la tierra ha
crecido, que sin la opinión certera,
a cualquier promesa gente iría:

que al puerco de San Antonio engorda
con otros aún más puercos lo bastante,
y con moneda sin cuño pagando.

Pues nuestra digresión ha sido larga,
ojos vuelve hacia la vía recta,
para que ella se abrevie con el tiempo.

Y con tantos grados esta natura
se establece, que no existen palabras
ni concepto de mortal que lo abarque;

y si miras lo que Daniel revela,
tú podrás apreciar que en sus millares
número determinado se esconde.

La suma luz que de tantas maneras
a todo lo irradia, ella la acoge
según los esplendores a que llega.

Como el afecto sigue al acto
que concibe, la dulzura de amar
es a veces cálida, si no tibia.

Lo excelso y la grandeza contempla
de la eterna vis que tantos espejos
hizo, para en ellos repartirse,
quedando una como antes era".
 
  CANTO XXIX - Notas
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v1: ...los dos hijos de Latona ...: el sol y la luna.
v2: ... por el Carnero y Libra cubiertos ...: cuando el sol está en el signo de Aries (Carnero), y la luna en el signo de Libra, (Balanza), y están entonces en lados opuestos.
v3: ... juntos en el horizonte se muestran ...: ambos astros, en la situación del comentario al v2, se encuentran simultáneamente sobre el horizonte, como si éste los pusiera a uno y otro lado.
v4-5: ... y tiempo se da en que el zenith los iguala ...: el zenith, punto más alto de la bóveda celeste, al cual son referidos los dos astros, durante un breve período actúa, como ha sido dicho, como el punto de suspensión de una balanza, en cuyos dos platillos (uno en cada platillo), están los dos astros en equilibrio. Por eso: los iguala.
v5-6: ... cambiando de hemisferio, consiguen liberarse ...: al seguir el sol y la luna su movimiento, el equilibrio señalado en el comentario a v4-5, se rompe. Por eso: consiguen liberarse.
v9: ... el punto que me atrajo ...: Dios.
v11-12: ... en sede... de todo lugar y tiempo ...: en el reino de Dios.
v13: Comienza Beatriz en este verso la explicación a Dante, de la creación de los ángeles.
v15: ... decir pueda: Subsisto ...: subraya Beatriz la intemporalidad de Dios.
v18: ... nuevos amores ...: las potencias celestiales.
v20-21: ... que el antes y el después corresponden al discurrir de Dios sobre las aguas ...: ratifica Beatriz la intemporalidad de Dios, para el que no hay antes ni después.
v24: ... tal del arco de tres cuerdas tres saetas ...: la forma pura (los ángeles), la materia, y la conjunción de ambas (el cielo), surgieron simultáneamente de la voluntad de Dios.
v25 a 30: ratifica Beatriz la simultaneidad de la Obra de Dios.
v31: ... a las substancias ...: los ángeles.
v33: ... el acto puro ...: Dios, según la concepción tomista.
v34-35-36: Llegamos en estos versos a las ideas que son llave para la comprensión de lo que Dante expone. Se puede decir que dos son importantes: la de los cielos, ya resumida en Paraíso, Canto II, Introducción a las notas, y la que ahora vamos, sucintamente, a esbozar: el concepto de acto y el de potencia.
El primero que hizo de esto importante tema filosófico fue Aristóteles. Se ocuparon después los platónicos y neoplatónicos, entre otros muchos; y por haber sido preocupación importante de Aristóteles, los escolásticos medievales, de quienes lo toma Dante, que se ajusta en especial a las ideas de Santo Tomás. Desde entonces hasta la actualidad, el tema ha sido ampliamente reelaborado.
Un símil nace habitualmente en los expositores cuando se habla de acto y potencia: el de materia y forma, en el que la materia equivaldría al acto, y la forma a la potencia. Símil que ilumina en parte, y confunde en otra.
En el acto, lo que es posible se hace real. Y es este el punto en que la contraposición acto-potencia se vincula con definiciones ontológicas, porque si en el acto lo posible se hace real se plantea la posibilidad del ser: acto es lo que "es". Esto lo sabemos sin advertirlo; en nuestro lenguaje, la palabra "actualidad" que tanto se emplea, significa al mismo tiempo presencia y entidad real. Y para esbozar el concepto de potencia recordaremos uno de los muchos ejemplos de Aristóteles en su Metafísica: si tenemos una semilínea, se trata de algo actual, pero que en potencia está comprendido en la línea, que lo posee (lo poseído es la semi-línea). El ser de lo actual está comprendido en el ser de la potencia.
En el pensamiento escolástico se distinguió en el acto lo que determina al sujeto, es decir la forma, y lo que constituye la esencia del sujeto; con lo que el acto se confundiría con la existencia (en el sentido ontológico), del sujeto. Se distinguió también lo que forma parte del sujeto: eso constituiría el concepto de propiedad. Y si pensamos que el sujeto en cuestión puede ser el hombre o Dios, advertimos la complejidad posible, especialmente en el caso de la divinidad, por sus especiales atributos.
Corresponde no caer en el solo concepto dinámico de potencia, es decir, como la posibilidad que transcurre al acto. Porque existe la potencia estática, como posibilidad en espera: es la potencia que los escolásticos llamaron potencia lógica u objetiva, porque aunque no derive en acto, tiene clara tendencia, que está en suspenso. La otra, la que trasciende al acto, la llamaban subjetiva, palabra que para ellos no tenía el significado psicológico que hoy le damos; designaba la concreción en un sujeto.
Naturalmente, las disquisiciones, especialmente en los teólogos de la Edad Media, eran mucho más ricas, y exigirían reflexiones más extensas.
v34: ... lugar más bajo a la potencia pura reservó ...: la potencia, se dijo más arriba, es posibilidad; entre esas posibilidades puede estar lo corruptible: por eso la puso en el lugar más bajo.
v35-36: ... en medio potencia y acto ató ...: el cielo.
v37: ... Jerónimo ...: San Jerónimo, uno de los cuatro grandes doctores de la Iglesia latina (con él el papa Gregorio Magno, y los obispos Ambrosio y Agustín), nació alrededor de 344 en Panonia (la actual Hungría), y fue educado con cuidado en Roma, donde llevó vida de alegre estudiante. Sus padres eran cristianos, y en él la visita a las catacumbas y a las tumbas de los mártires inspiraron la fe. Se retiró a vivir como anacoreta a los desiertos de medio Oriente, donde se entregó al estudio ardiente de los textos sagrados. Tradujo al latín el Antiguo Testamento y, vuelto a Roma, el Papa San Dámaso lo nombró su secretario. Desarrolló allí una intensa labor intelectual, traduciendo y comentando textos sagrados y escribiendo doctrinariamente contra los herejes de la época. Vuelto a Medio Oriente, murió en Belén en 420.
v38-39: ... previos al otro mundo ya prevalecieron ...: ha habido gran controversia teológica acerca de si los ángeles fueron creados junto con el mundo, o por Dios antes de esa creación. A esta última opinión adhirieron San Jerónimo, San Gregorio Nazianzeno y otros altos prelados de la Iglesia. De la primera, que acepta Dante, fueron partidarios Santo Tomás y San Agustín; ... otro mundo ...: el nuestro.
v41-42: ... el glosador del Espíritu Santo la escribió ...: los que están de acuerdo con Santo Tomás hacen pie en un versículo del Eclesiástico Siracida XVIII, 1: "El que vive eternamente lo creó todo por igual".
v44: ... esos motores ...: los ángeles.
v46-47: ... estos amores ...: los ángeles.
v51-52: ... vuestras nociones turbó ...: caída de los ángeles rebeldes.
v56: ... orgullo ...: del demonio.
v76: ... estas substancias ...: los ángeles.
v82: ... allá ...: en el mundo de acá abajo; ... sin dormir se sueña ...: se fantasea.
v84: ... con más culpa en uno que en lo otro ...: más culpa que los que creen de buena fe en lo erróneo, tienen los que alteran a sabiendas la verdad.
v103: ... Tanto Lapi y Bindi ...: nombres que en esa época eran muy comunes en Florencia: Lapo, de Jacopo, y Bindi, de Ildebrando.
v116-117: ... con tal que se ría, se hincha la cogulla ...: si se cae en lo insubstancial (se ríe), el predicador se siente halagado (se hincha la cogulla).
v118-119: ... el pájaro que en el vértice de la capucha ...: es el diablo.
v124: ... Puerco de San Antonio ...: habla de San Antonio el cenobita, nacido en 250 en Coma, pequeño pueblo cercano a Heraclea, en el Alto Egipto. Famoso por su vida retirada en los desiertos, y tentado por el diablo que se le apareció bajo las más diversas figuras. Se lo representa con un pequeño puerco a los pies, el que significa el diablo tentador.
Muerto el 17 de enero de 356, a los 105 años de edad, su sepulcro, por su voluntad, permaneció ignorado. Durante el reinado de Justiniano en Constantinopla, en el año 561 el cuerpo de San Antonio fue encontrado por una revelación, y fue transferido a la Iglesia de San Juan Bautista en Alejandría. En 635, por la invasión de Egipto por los sarracenos, fue trasladado de Alejandría a Constantinopla. Y alrededor de 1050, Jocelin, señor del Delfinado, cuando una peregrinación a Tierra Santa, traslada las reliquias desde Constantinopla a La Motte-Saint Didier, que más tarde se llamó San Antonio en el Delfinado. El Papa Calixto II hizo construir en 1119 una Iglesia con el nombre de San Antonio de Vienne, y el culto de San Antonio en Francia adquirió cada vez más vigor. En especial cuando en la zona hubo epidemia de una enfermedad contagiosa que se manifestaba por inflamaciones intensas internas y externas, a la que se llamó fuego sacro, y que en muchos casos fue curada por la invocación de San Antonio. Se fundó entonces el Hospital de San Antonio de Vienne, y los monjes que lo atendían constituyeron la congregación de los padres Antonianos. El símbolo del Hospital fue la imagen de San Antonio, con el agregado de unas muletas, y llamas, que representaban el fuego sacro; y un pequeño puerco con una campanilla. Esto último, que se vincula con los versos de Dante, proviene de lo ya dicho con respecto a la imagen de San Antonio, y a que a los padres Antonianos, para sufragar los gastos del Hospital, se los autorizó a criar cerdos, que vagaban por la vecindad y eran alimentados por las gentes, que, en su devoción, permitían a veces que entraran a sus casas. La campanilla les fue agregada para denotar su presencia.
v130: ... esta natura ...: la naturaleza angélica: los ángeles.
v133: ... Daniel ...: Daniel en su sueño: en la visión del Anciano y el Hijo del Hombre ve que:
"Un río de fuego corría
y manaba delante de él.
Miles de millares le servían,
miríadas de miríadas estaban en pie delante de él".
(Dn VII, 10).
Esos miles de millares eran ángeles.
v136: ... la suma luz ...: Dios.
v137: ... ella ...: la natura del v130.
v139-140-141: Cada ángel recibe la luz divina según su capacidad de amar.
v143: ... espejos ...: los ángeles.